BUONI DA MORIRE – RINGRAZIAMENTI

Anche questa è fatta. Ed noi tiriamo un grande sospiro di sollievo per aver aggiunto un’altra perla di Gianni Clementi al nostro curriculum artistico. Come ho avuto modo di spiegare più volte, credo di aver ricevuto dal teatro molto più di quello che io ho dato a lui, ma ho la sensazione che con gli ultimi due spettacoli stia iniziando a saldare il conto. Non siamo più ragazzini di parrocchia che preparavano la recita di Natale per mamma e papà; non siamo più quelli che muovevano i primi passi sul palcoscenico giocando ad imitare i grandi attori cercando di coinvolgere amici e conoscenti. Non siamo più quelli di una volta che facevano le prove fino alle tre del mattino per mesi e mesi consecutivi per poi chiudere baracca e burattini dopo due o tre repliche. Oggi riusciamo a reggere tranquillamente i costi di una produzione che conta due settimane di affito di un teatro, tecnico, SIAE, scenografia e costumi senza doverci rimettere un euro. Oggi, dopo scelte su scelte fatte nel tempo, siamo in grado di studiare più copioni contemporaneamente e lo abbiamo dimostrato lo scorso anno quando sono siamo andati in scena con tre spettacoli diversi in poco più di due mesi. Che c’è di strano? Che noi non ci collochiano propriamente in quel settore che coinvolge il professionismo anche se di esperienze alle spalle ne possiamo annoverare parecchie. Tra queste esperienze si aggiunge anche quella di spettatori. Quando possiamo, cerchiamo sempre di andare a teatro a vedere le grandi produzioni, ma ci impegnamo a supportare anche gli amici che si dilettano con il teatro. Negli ultimi tempi ci capita sempre più spesso di essere riconosciuti dagli spettatori in sala che ci chiedono: “ah ma voi stasera non recitate? Che peccato… Guarda l’ultima volta mi avete fatto divertire moltissimo”… Per poi incrociare di nuovo le stesse persone all’uscita che ci confidano di non essersi divertiti come la volta scorsa. Ed noi rispondiamo garbatamente invitando lo spettatore di turno ad assistere al nostro prossimo spettacolo: “Ma guarda, se vuoi stiamo in scena la prossima settimana… oppure fra un mese con lo spettacolo nuovo.”… ed il gelo pervade la conversazione che si chiude in uno scambio di arrivederci. Eccolo qual era il conto da pagare. Non è chiaro? Allora proviamo a spiegare meglio. Vi ricordate quando è uscito facebook? Stavamo tutti li a cercare nomi e cognomi rispolverati nella memoria per vedere che fine avevano fatto le nostre amicizie primordiali, che faccia avevano i nostri ex compagni di scuola o quanto si era ingrassata la nostra prima fiamma? Ecco. Ci si aspetterebbe che quando un va a vedere uno spettacolo, alla fine riprende la locandina, si legge i nomi e magari se li va a cercare. Poi se uno è “coraggioso” chiede il contatto… l’amicizia… preme il tasto “segui”… Noi personalmente lo facciamo sempre ogni volta che vediamo qualcosa che ci è piaciuto. E invece sembra proprio che di essere degli extraterrestri e che tutti gli altri siano fermi all’epoca della televisione anni ’60 dove solo i grandi personaggi dello spettacolo ti entravano in casa quasi con “prepotenza”. La pigrizia atavica ed ancestrale fa si che anche di fronte alla lieta notizia di aver fatto passare due ore allegre ad una persona, noi rimaniamo dei perfetti sconosciuti e quella persona continuerà ad andare a teatro a vedere l’amico o il parente per obbligo anche se noi non ci saremo, anche se non si divertirà o nella speranza che nel cast ci possiamo essere noi a farlo divertire come l’altra volta. Come? Ancora non chiaro il conto che stiamo pagando? Ma è semplice… stiamo pagando lo scotto di non saper usare i social; di non essere in grado di entrare nei telefonini delle persone per svegliarli dal loro torpore e scuoterli da quell’impigrimento molesto che non gli fa scegliere ciò che gli piace, ma ciò che gli “conviene”. Per questo il nostro ringraziamento va a TUTTI quelli che si sono concessi una serata diversa e divertente, ma soprattutto a chi ci ha visto e conosciuto per la prima volta e ai pochi che hanno avuto il coraggio di “tradire” l’amico per venirci a vedere e che a fine spettacolo esclama sempre la solita frase: “Ma voi siete bravi oh… siete professionisti. Voi recitate per davvero… mica come quelli che sono andato a vedere l’altra volta che me so fatto du’ palle così”

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